Prima conferenza dottorale del DIN in Peace Studies
Ricercare la pace: che cosa possiamo fare?
Dal secondo dopoguerra, i Peace Studies si sono affermati come un campo di ricerca interdisciplinare orientato allo studio delle cause della violenza, alla decostruzione e ridefinizione di un lessico troppo spesso usato e abusato e alla gestione non-violenta di dinamiche materiali e simboliche di potere, sopraffazione ed esclusione, con lo scopo di produrre sapere scientifico orientato a una pace duratura e positiva.
La disciplina si è così consolidata grazie allo sviluppo di istituti di ricerca, riviste scientifiche e programmi universitari, in particolare in Europa e America del Nord. In questo contesto, si sono affermate prospettive orientate alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, al peacebuilding, alla sicurezza umana e al dialogo tra ricerca teorica e prassi.
Si tratta ancora oggi di un campo in continua evoluzione, il cui intento rimane quello di visualizzare e mettere a fuoco la pace, riempiendola di senso e sottraendola all’indefinitezza o alla sua semplicistica definizione come mera assenza di guerra, all’astrazione e all’idealizzazione che l’hanno caratterizzata e, talvolta, continuano a caratterizzarla.
Considerando la pace nella sua natura mutevole, situata, fragile, plurale e quotidiana, negli ultimi decenni i Peace Studies hanno progressivamente ampliato il proprio orizzonte tematico, includendo questioni legate alla storia e alla memoria, all’educazione, al patrimonio culturale, allo spazio, all’ambiente, alle migrazioni, al genere e alle disuguaglianze strutturali, rafforzando il dialogo con discipline umanistiche, sociali e giuridiche.
In questo quadro si colloca il primo Convegno dottorale internazionale promosso dall’Università Sapienza di Roma e dalla Rete delle Università Italiane per la Pace (RUniPace) e organizzato dai dottorandi e dalle dottorande del 40° ciclo del Dottorato d’Interesse Nazionale (DIN) in Peace Studies. Il DIN nasce dalla convinzione che sia sempre più necessaria la formazione di ricercatori e ricercatrici in grado di elaborare idee e azioni trasformative della società, nella prospettiva della pace e della pacifica convivenza tra popoli e culture.
In un contesto locale, nazionale e internazionale che considera riarmo e guerra come valida risposta alle policrisi globali, la nostra idea è che la ricerca in studi per la pace debba avere un ruolo attivo all’interno delle società e prendere una posizione decisa e orientata alla pace positiva.
La call for papers invita dottorande/i, ricercatrici/ori e studiose/i a presentare contributi originali che, da approcci interdisciplinari, contribuiscano allo sviluppo di un sapere critico, responsabile e orientato alla trasformazione pacifica dei conflitti.
Sessioni parallele e poster session
Il convegno prevede varie sessioni parallele e una poster session comune. Il Comitato Scientifico potrà, se opportuno, chiedere ai proponenti di partecipare a panel diversi da quelli inizialmente selezionati, compresa la sessione poster.
Voci dal basso e paci imposte nella storia globale dei conflitti
Il panel analizza criticamente i processi di pacificazione nella storia globale, con particolare attenzione alle “paci imposte” e ai movimenti dal basso. Attraverso prospettive microstoriche, globali e decoloniali, valorizza pratiche informali, forme di opposizione culturale e controcultura, mediazioni comunitarie e religiose e resistenze locali, con uno sguardo particolare al Sud Globale. Si incentivano contributi di global history, microstorie e storia culturale, con l’obiettivo di decostruire le narrazioni egemoniche della e sulla pace e di ricostruirne le genealogie alternative, con uno sguardo critico alle conseguenze sociali delle “paci imposte”.
Cori oltre il silenzio: testimonianze e co-costruzione di narrazioni in contesti di marginalità intersezionale
Il panel intende indagare i processi di peace building atti a restituire agency, capacità di espressione, spazi di dialogo e di ascolto, capability for voice e autorità epistemica alle persone in contesti di marginalità, prediligendo contributi che propongono soluzioni sostenibili per l’espansione di una progettualità troppo spesso confinata ad interventi sporadici. Analizza la pace come esito situazionato e co-costruito, a seguito di forme di interazione dialogica e relazioni educative orientate alla co-produzione di narrazioni e all’empowerment delle persone partecipanti. Osserva da vicino i linguaggi concertati e multiformi della pace operante e il suo modo di creare narrazioni nuove e alternative.
Narr-azioni spaziali per costruire una pace giusta
Nell’ambito dei Peace Studies pensiamo che il tema dello spazio e della sua narrazione volta alla giustizia spaziale sia fondamentale per immaginare la realizzazione della pace positiva teorizzata da Galtung. La sessione vuole riflettere su modalità di narr-azione spaziale diverse da quelle dominanti e allineate al paradigma neo-liberista, per comprendere quali siano gli attori che le sviluppano e le modalità attraverso cui questi si riappropriano degli spazi proponendo idee di luogo alternative e in contestazione a quelle imposte da ciò che viene legittimato come “unico discorso possibile”.
Ripensare lo spazio tra sentieri di pace e traiettorie di guerra
Lo spazio può contribuire alla costruzione di futuri alternativi di pace e convivenza. Ma è necessario che le discipline che si occupano dello spazio facciano attivamente cultura e siano impegnate nella società, coltivino l’impegno civile, l’immaginazione, il piacere della scoperta oltre l’esplorazione materiale della Terra e aspirino a riscrivere la Terra attraverso altre logiche e altri modelli. La sessione si propone di esplorare il contributo dell’immaginazione spaziale alla costruzione di sentieri di pace positiva, nonché gli spazi che ricercatori e ricercatrici possono creare – a partire da questa sessione – nella critica all’ordine spaziale contemporaneo.
Corporeità, violenza e resistenza: il corpo come territorio politico nella ricerca femminista sulla pace
Il panel si colloca nei Feminist Peace Studies e analizza guerra, violenza e pace come esperienze incarnate e situate. A partire da una prospettiva femminista, decoloniale e intersezionale, interroga la corporeità come spazio ambivalente: bersaglio della violenza e, al contempo, luogo di agency, memoria, cura e riconciliazione. Il panel invita contributi teorici ed empirici che esplorino la dimensione corporea della guerra, del peacebuilding e delle pratiche quotidiane di costruzione della pace.
La pace ferita: vulnerabilità, conflitti e religioni
Il panel esplora i processi di pace a partire dalla vulnerabilità, dimensione strutturale dell’esperienza umana, inscritta in corpi, relazioni e immaginari morali. Religioni e spiritualità sono osservatori privilegiati per analizzare come la vulnerabilità sia nominata o politicizzata nei contesti di conflitto e post-conflitto. Lungi dall’essere univocamente pacificanti, le tradizioni religiose partecipano in modo ambivalente alla costruzione della pace, tra pratiche di cura ed esclusione. Con un approccio interdisciplinare e intersezionale, il panel privilegia le esperienze delle comunità vulnerabili.
L’educazione alla pace non è un progetto ma una ‘postura’: decostruire i curricoli per trasformare i saperi
Il panel si propone di ripensare l’Educazione alla Pace come postura epistemologica, pedagogica e politica capace di attraversare l’intero curricolo, incluse le discipline scientifiche. A partire dalla nozione di pace positiva e dai Peace Studies, il panel interroga la presunta neutralità dei saperi umanistici e scientifici mostrando come anche matematica, fisica e scienze siano attraversate da gerarchie, responsabilità etiche, impatti geopolitici e forme di violenza strutturale. I contributi sono invitati a esplorare progettazioni didattiche trasformative capaci di formare soggettività responsabili, critiche e non violente, promuovendo giustizia sociale ed equità.
Metodologie ed epistemologie transdisciplinari. Una riflessione critica a partire dai Peace Studies
Il panel interroga le epistemologie, le metodologie e le politiche dell’agire scientifico, a partire dalla riflessione sulla distanza tra istituzioni accademiche e società civile. In questa prospettiva, la ricerca nei Peace Studies è orientata alla pace positiva, all’autoriflessività e alla critica delle disuguaglianze prodotte da colonialismo, neoliberismo e patriarcato. Si incoraggiano contributi che indaghino le forme di violenza legate alla produzione del sapere istituzionale, attraverso metodologie collaborative e partecipative.
Oltre lo Stato: le Sub-Diplomacy come pratica di pace tra i popoli
Il panel si pone come obiettivo la mappatura e l’approfondimento delle sub-diplomacy come spazi indispensabili di sperimentazione politica e costruzione della pace. Per sub-diplomacy intendiamo il complesso di azioni internazionali condotte da attori non centrali: governi locali, regioni, università, reti della società civile e comunità di cittadini. Un elenco non esaustivo di tipologie di sub-diplomacy comprende quelle trasformative, energetiche, dell’acqua, delle città, delle religioni e le forme di cooperazione economica.
Il patrimonio conteso: interpretare, decostruire e restituire attraverso prospettive interdisciplinari
Il panel propone una riflessione critica sul concetto di patrimonio culturale, inteso come categoria multiforme, instabile e spesso contesa. Sebbene la maggior parte delle definizioni operative nasca da una prospettiva occidentale, resta centrale la domanda: chi decide che cosa è patrimonio, e sulla base di quali visioni del mondo, identità e rapporti di potere? Il patrimonio può infatti farsi strumento identitario e comunitario, dispositivo di rappresentazione condivisa ma anche di esclusione, sopraffazione o intimidazione; allo stesso tempo può favorire dialoghi, ponti e forme di riconoscimento reciproco.
L’Atlante di Eirene: pratiche di pace, responsabilità istituzionale e configurazioni spaziali
Il panel esplora la pace non come esito pacificato, ma come pratica istituzionale situata, prodotta da norme, procedure e configurazioni spaziali. Le tre linee intrecciano: la governance giuridica del conflitto e le frizioni tra responsabilità, legalità e verità; le pratiche amministrative e di ordine pubblico come luoghi ordinari in cui sicurezza, controllo e solidarietà si traducono in vissuti concreti; e lo spazio, materiale e simbolico, come dispositivo che rende possibile o impraticabile accesso, memoria e convivenza. Nel loro insieme, i contributi interrogano come istituzioni e assetti producano dignità o esclusione, agency o silenzi, e quali margini aprano alla trasformazione dei conflitti.
Tra guerra e pace: infanzia e adolescenza tra protezione, agency e costruzione di possibilità
Il panel analizza il ruolo di bambini e adolescenti nei contesti di conflitto, violenza e guerra assumendo la pace come processo educativo, politico e relazionale. Superando una concezione esclusivamente protettiva, pone al centro l’agency giovanile e le pratiche di partecipazione nei processi di peacebuilding. Attraverso un approccio inter- e transdisciplinare, ci si interroga sui limiti delle risposte giuridiche ed emergenziali alla violenza. Particolare attenzione è dedicata ai contesti educativi formali, non formali e informali come spazi di costruzione della convivenza democratica. I contributi esplorano diritti, pratiche di tutela e processi di formazione della soggettività in contesti segnati dalla guerra.
Invio contributi e selezione
28 maggio 2026
Il termine ultimo per l’invio dei contributi è fissato al 28 maggio 2026.
7 luglio 2026
L’esito della selezione per i panel e la poster session sarà comunicato entro il 7 luglio 2026.
Cosa deve contenere la proposta
- titolo del contributo;
- abstract (max. 1.500 caratteri spazi inclusi);
- bibliografia essenziale di riferimento, da non conteggiare nel computo delle battute;
- breve nota biografica del/della proponente (max. 500 caratteri spazi inclusi);
- indicazione se si intenda proporre il contributo per le sessioni panel oppure, in alternativa, per la poster session.
Informazioni aggiuntive
A seguito della valutazione dei contributi pervenuti, il comitato scientifico definirà il cronoprogramma dettagliato del convegno.
È prevista la pubblicazione degli atti di convegno.
Per info: phdconferencepeacestudies@gmail.com
Call for Papers
Call for Papers CDPS-26
Consulta il documento completo del bando in formato PDF tramite il link ufficiale di RUniPace.


